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Archivio Novembre 2010

Anima and mind

17 Novembre 2010 3 commenti

Anima: per indicare un sistema di giudizi di
valore e di affetti di valore
Nietzsche- Frammenti postumi

-Adesso fai il vuoto.-
Svuotati dalla mente.
Ho lasciato cadere una pagina. L’ho scritta, curata, sembrava perfetta. Ingenua nella conoscenza del me e del fuori di me.
Il fuori di me ha vinto cancellando con una spugna quanto avevo scritto su quella pagina.
Avevo inciso le mie speranze e i miei desideri e alla fine si è cancellata.
Ho riposto quelle aspettative, riposano in verità, deposte.
Devo svuotare il me. E’ saturo del fori di me da non lasciarmi spazio.
Riporre lo sguardo, la fine, il seguito, il divenire.
Fermare il vuoto nella mente per assaporare quel fuori di me semplice e senza aspettative. Nessun dolore.
Forse un rigo, un battito di ciglia, una guancia che assapora il calore di un’altra : ritrovandosi.

ho fatto una pasta buonissima

11 Novembre 2010 10 commenti

Siccome oggi volevo fare la pasta con il broccolo ‘ncaciato al forno alla palermitana ma:
1 mi mancava l’acciuga sotto sale
2 mi mancavano uvetta e pinoli
e anche lo zafferano che però si mette in quella arriminata che però si può passare al forno,
ho escogitato una variante che non so come mi ha lasciato un gusto in bocca migliore dell’originale cucinato pedissequamente con tutti i santi crismi…
Scusate il linguaggio non ortodosso ma sarà che esprimermi naturalmente mi aiuta a rivivere la mattinata di oggi tra una casseruola e un tegame.
Bene cosa occorre?
Per prima cosa il cavolfiore o broccolo di tipo bianco o verde o violetto. Lo avete mai visto?
Esiste nella parte orientale della Sicilia. Un colore violetto quasi malva che si perde appena si cuoce, lasciando magari il colore dentro l’acqua della pentola.
Bene lessatelo non al dente, proprio cotto ma non a sfarinarsi.
Poi fare un soffritto di cipolla olio e acqua: io metto sempre l’acqua nel soffritto così non diventa troppo pesante. Scioglietevi una bella noce di estratto di pomodoro. I miei coinsulani sanno a cosa mi riferisco, ma anche gli amici campani, ne sono sicura.
L’estratto di pomodoro è una poesia di lavoro, sapore e profumo che si ottiene secondo ricette antiche e lavoro di brutto. Ormai non lo fa più nessuno in casa.
Per fortuna ancora qualcuno lo prepara per porlo in vendita e allora ti assicuro che se lo trovi fanne una scorta.
Di solito è confezionato in palle ovoidali, scure e sanguigne avvolte di foglie di alloro e messo a riposare in vasi, unte tutte intorno di olio di oliva extravergine.
Bene posto l’estratto e sciolto nel brodetto del soffritto se hai l’acciuga sotto sale diliscata e conservata in olio aggiungine uno o due filetti sciogliendoli bene bene, adagiare i ciuffi di cavolfiore mescolare con delicatezza, aggiustare di sale e mettere un pizzico di peperoncino. Sempre se hai i pinoli e uvetta aggiugere, ma io no e allora ho aggiunto un cucchiaiono di pesto e mescolato come si deve.
Ci siamo?
Se hai acciuga e uvetta e pinoli segui la ricetta tradizionale…se non li hai fai come me.
Aggiungi pesto e peperoncino.
A questo punto con l’aggiunta di un pò d’acqua di cottura del cavolfiore ed evaporata questa, il sugo è pronto.
Nell’acqua di cottura del cavolfiore diligentemente diluita per accrescerne il volume e portata a bollore calare la pasta margherita o reginelle a pezzoni, cioè tagliata grassa, chè è una pasta lunga se no.
In teglia comporre la pasta scolata buttata nel condimento e spolverata di caciocavallo. non più di 3 4 cucchiai.
Per chi si chiedesse cos’è il caciocavallo sappia che è un formaggio isolano di mucca stagionato in forme quadrangolari e appese ad un lato e all’altro di un’asse, quasi a cavallo. L’equivalente in altre regioni non saprei, ma basta usare un formaggio di mucca stagionato, anche con il pepe.
Bene siamo alla fine. Al tocco arabo, o se vogliamo francese o spagnolo della nostra cucina.
E già siamo all’opera d’arte.
Invece che spolverare di cacio e portare in forno, l’abile mente dei miei avi che faceva di necessità virtù oltre che arte, inventarono una maniera insolita per rifinire i piatti di pasta, ma non solo. Si usa anche nel rifinire lo sfincione che è una specie di focaccia molo buona.
Tornando al tocco finale: grattuggiare finemente della mollica di pane duro, porla in un padellino con un filo d’olio, sale e zucchero e lasciarla dorare lentamente, a fuoco lentissimo rimestando Mentre cuoce lasciare cadere del prezzemolo tritato finemente e voilà…il gioco è fatto.
Spolverate la pasta in teglia con questa pioggia dorata e passatela a gratinare a 200 gradi per 45 minuti.
Che bontà! Anche senza lo zafferano l’acciuga, i pinoli e l’uvetta.
Provare per credere.

P.S. L’uso della mollica di pane grattata entra nell’uso della cucina siciliana in sostituzione del formaggio grattato, lì dove non era facile averlo in casa. Per intenderci: nella cucina povera e del popolo. Infatti …ma ne parleremo in seguito, è la base della maggior parte dei piatti tradizionali siciliani. Quando il popolo imitava i piatti dei signori. I cuochi francesi della nobiltà: i monsù

Ciao!

pasta-broccoli

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