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Archivio Ottobre 2010

fiocchi di patate

27 Ottobre 2010 13 commenti

Fiocchi di patate.

Ho pensato di cucinarli. Perchè fa bene coccolarsi un pò e perchè nel miscuglio di odori e sapori ritrovo un pò di me di quello che sono e sono sempre.

Le patate le metto a bolire per 40 minuti. _belle cotte e farinose.

Le spello calde e le metto nel passaverdura facendo piovere quella nevicata di purea in fiocchi. Burro da far diventare soffice e compatta: 50-70 gr per ogni kg. Un uovo o due a seconda se voglio che sia più o meno morbida: vorrà dire che aggiungerò più formaggio grattato: parmigiano ma anche pecorino stagionata in parti uguali e infine sale… Sale e noce moscata.

Fine…il finale è in forno fino a quando dorano a 180 gradi vicino alla piastra in alto…

Buona giornata e buon appetito…a chiunque passa di qua.

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Attende

21 Ottobre 2010 7 commenti

Tu corri.

Voli.

Non limiti.

Non impedimenti.

Il tuo spirito forte vola come  forte è stato l’uomo.

Sei giovane.

Immune da ogni decadimento.

Immune da ogni ripiegamento della carne.

Della chimica che ci sostiene.

Sei libero.

Sei felice.

Attende moi.

Sono io adesso indietro a te.

Non so correre quanto te.

Ho male qui e anche lì.

Attende moi papà.

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Luce azzurrina

4 Ottobre 2010 12 commenti

Sono seduta su un balcone. La vista stupenda. Meraviglia delle meraviglie.
Lo stretto di Messina è sempre così. Stupefacente. La gente di Messina altrettanto accogliente. E’ greca mi dico, non punica.
La luce sull’acqua crea dei giochi come lampadine accese sotto il pelo dell’acqua. Riverberi, socchiudo le labbra. Hanno lo stesso sapore dei baci. Baci sfiorati, assaporati, appassionati.
Abbasso le palpebre su lacrime cocenti che non mi riportano indietro mia madre, che non mi riporteranno indietro mio padre. La loro bellezza.
Lottiamo io e lui una partita impari.
E’ più forte lui che vuole andare.
Andare.
E’ dolcissimo nella sua fragilità mentre protesta alle cure. Ritira il braccio martoriato, accenna un saluto, mormora parole dolcissime incomprensibili.
Ed io spietata non mi tiro indietro. Riportarlo a me è egoismo smisurato.
Papà.
Stringe le labbra e mi sente. Sente che non mollo.
E’ già tornato a respirare , ad aprire ogni tanto gli occhi.
Resta.
Il mirto e la rosa si scambiano intanto. Rinverdisce l’uno, sfiorisce l’altra battuta dalle intemperie.
Rivoli d’acqua scavano la terra …
Tra poco le cotogne per una nuova marmellata. Le olive per la salamoia.
E tu sei ancora qui.

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