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Archivio Agosto 2010

Per A come anima per M come mare

30 Agosto 2010 3 commenti

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Guardo il mare in un pomeriggio in cui ho sospeso, per motivi sconosciuti e che ancora scandaglio nel mio animo, di percorrere il fare quotidiano. Un correre continuo da una faccenda all’altra, da una cosa da mettere a posto qui, una cosa da mettere a posto lì, vasi, piante, polvere accumulata in cassetti remoti, dimenticati, tappeti che aspettano di essere calpestati, trapunte da preparare alle porte dell’inverno, lontano, e già vicino.
Sono a guardare le onde. Devo correre a fare l’ultimo bagno, l’acqua incredibilmente chiara, calma, meravigliosa. Non posso.
Scandaglio l’animo fermo, sospeso, un attimo per me, solo per me. Vinto.
Sfinito.
Verso lontani cieli, perso. Verso se stesso perso, mi accorgo che è piegato in due come un fazzoletto e riposto. Lontano, sconosciuto anche a me stessa.
Devo svegliarmi mi dico. Svegliati leone! Muovi la criniera e i passi pesanti e potenti.
Possono la tigre e il leone andare daccordo, mi chiedo ad un tratto?
Possono per un attimo sospendere le lotte, guardarsi negli occhi e amarsi?
Continueranno a lottare mi dico, lasciandosi ferite qua e là per troppo amore o troppa passione.
Lascio l’intrigo di membra, groviglio, intreccio in cui sono avviluppata, mi lascio convincere a bagnarmi. Ma non trovo nelle profondità del mare l’anima marina che mi ha sinora accompagnato. Con cui ho intrecciato muti soliloqui da cui risalire rigenerata. La vedo sparire in fondo al mare.
So che è lì che mi aspetta. so che ritornerò.

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il paiolo della strega

15 Agosto 2010 8 commenti

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Avete presente il paiolo che Amelia nel suo vulcano rimesta alle prese con filtri magici e pozioni mai efficaci per conquistare il decino di Paperon ‘de Paperoni?
C’è qualcosa che ogni anno faccio anch’io. Rimesto altro è ovvio, ma l’alchimia è la stessa: rendere magico con la forza del fuoco e del lavoro un semplice pomodoro.
Il pomodoro che Tornatore ha raccontato nelle icone della sua Sicilia nelle scene dei suoi film più riusciti.
Il pomodoro che sulla piazza di Giancaldo, in Nuovo Cinema Paradiso, diventa Kg di estratto saporito in una sequenza di gesti antichi come il mondo.
Il mondo semplice, colorato, contadino e laborioso della mia Sicilia.
Gesti antichi, rossi sanguigni e sole accecante. Strade accecanti, polverose, ulivi e argento fogliame che il duro lavoro e l’ironia che corre sotto la pelle e nel sangue della mia gente ne ha fatto riserve, sopravvivenza, vita. Anche lotte.
Lotte per l’assegnazione dei latifondi, lotte sedate nel sangue. Portella della Ginestra.
Uno spazio immenso e muretti a secco contornano le pietre che ricordano i caduti, nel sole accecante in quell’aria azzurrina, innocente come il volo degli uccelli che solcano i cieli.
Storie di sangue e guerre, storie intense e orgoglio.
E’ la fatica che voglio ricordare, non nei simboli, iconografie che ci fanno ancora una volta pittoreschi e folclore.
Qualcosa di più
Qualcosa di più c’è in quei gesti antichi che ho ripercorso come una liturgia, lentamente, soffermandomi sul fumo che le fiamme sprigionavano nel calore che il vento di scirocco soffiava, sui roghi da evitare.
Lasciandomi impregnare di quel fumo ho sentito fino in fondo l’orgoglio e l’alienazione di un popolo dimenticato.
L’orgoglio dell’appartenenza, l’orgoglio dell’alienazione.

Stelle

10 Agosto 2010 1 commento

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Ti ho sempre amato!

Ricordi?

Mi baciavi prendendomi in braccio

facendomi tremolare le treccioline

sull’ovale del viso

incastonato da occhioni

pieni di rancore.

Le tue dita grosse

e ruvide mi sostenevano

quando stavo per cadere

e mi portavano scarpe di vernice

ornate di visone

ora rosse, ora tortora

con le quali mi spingevi

a camminare nel mondo.

Ti ho sempre amato

Ricordi?

Quando mi accerchiavi

in giri sempre più prossimi

assediamdomi in appostamenti

a sorpresa

asfissandomi di una presenza costante

per raggiungermi il cuore.

Precipitandomi dentro il vortice

della tua passione

Imprigionandomi negli abissi

da cui non esitavi a lasciarmi sola.

Ti ho sempre amato

Ricordi?

Quando giocando con i tuoi ricci

li lasciavo arrotolarsi alle mie dita

il tuo sorriso bianchissimo

e franco

esitava.

Fermo nei tuoi propositi

nascosti

giocavi una mano d’astuzia.

A vincere l’esitazione percepita

Tenendomi con mano ferma

sapevi di raggiungermi

Ti ho sempre amato

Ricordi?

Mentre fissavo il limite

non valicabile

tracciavo strade non percorribili

per tenerti lontano

dal magma incandescente

cui anelavi.

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