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Archivio Maggio 2010

L’amore ai tempi del colera

29 Maggio 2010 33 commenti

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Non ai tempi del colera. Ma ai nostri giorni, alla nostra epoca di fatti e fattacci.
L’amore secondo Galimberti filosofo del nostro tempo e autore di pubblicazioni da Psiche a Techne a Le cose dell’amore. L’uomo nell’età della tecnica. Ecc.
Umberto Galimberti ha curato per anni una rubrica su un settimanale associato al quotidiano La Repubblica: Le Donne di Repubblica. La pagina conclusiva della rivista. Una rubrica di posta. Leggevo spesso questi suoi scritti. Poi ad una trasmissione tenuta da Corrado Augias me lo ritrovo a parlare del suo nuovo libro: Le cose dell’Amore. Anno 2005.
Ritrovai di colpo tutte le parole che aveva disperso in quelle pagine. Tutte quasi tutte riunite in quel libro.
La frase illuminante che introduce il libro recita: “ La cosa più difficile da trovare nei legami amorosi è l’amore”. La frase non è sua ma cita Rochefoucauld…
Nella introduzione definisce l’amore ai nostri giorni. Epoca meccanicistica e consumistica. Ma non fa riferimento alla consumazione facile e veloce dell’amore. Dice che la spersonalizzazione dell’uomo nella società moderna porta ad un recupero dell’identità là dove è possibile reperirla, e in quale campo meglio avviene tutto ciò? Là dove tutto si svolge con assoluta ricerca della propria identità.
Dove nella pura accezione psicologica Amore incontra Psiche. Il mito di Amore e Psiche è quello che più di ogni altro definisce la posizione dell’innamorato nell’innamoramento. Teoria peraltro di natura meramente psicologica. Egli riprende tale teoria proprio per la natura dell’operazione che si avvia nell’innamoramento: l’innamorato incontra se stesso, una identità a lui sconosciuta, la sua parte oscura o una parte non conosciuta di sé che l’altro gli svela e lo consuma.
Dunque nel campo dell’innamoramento l’uomo spersonalizzato, ridotto a poco più di un numero ritrova un suo sé che altrimenti non riconoscerebbe.
Linnamoramento pertanto non produce amore, “ perché se l’amore non mi altera come quando si passa accanto ad un muro”, ma produce il soddisfacimento di una esigenza interiore ove declinare o riaffermare una identità persa, perde di vista l’altro. E’ una solitudine che incontra un’altra solitudine

L’amore è trascendenza

E’ l’incontro con la parte spirituale. Lo spirito viene sondato e provato e si raggiunge un ricongiungimento con il divino.“ Se esci dal tuo Io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai cosa domandi a Dio e perché corri dietro a Lui.” Qui cita: Variazioni dal Cantito dei cantici di Yannabas.Riporto solo alcune riflessioni da cui muove tutto il concetto. L’amore mette in contatto con la parte più intima e spirituale del sé.La solitudine che declina la vita dell’individuo parte dal nulla prima della nascita e finisce nel nulla che ci attende. L’essenza dell’amore è “toglimento di morte” a-mors, là dove l’uomo tende il suo urlo, al di là dell’esistenza e chiede ascolto.E verso chi tende l’urlo, che in un dialogo tra l’Io e il Tu sembra insoddisfacente l’ascolto, che gli spazi di silenzio e incomprensione sembra esigano una comprensione superiore?Cito: “Sembra che la solitudine del cuore sia così abissale da non essere raggiunta da alcuna voce umana.Sembra che l’intensità della passione non trovi corrispondenza nell’amore e nell’ira che gli uomini possono vicendevolmente scambiarsi…Sembra che la solitudine non possa neppure costituirsi, e tanto meno un dialogo interiore, se l’altra parte non ha un volto sovraumano”…L’amore quello vero non protegge ma espone, se lasciamo alle spalle la nozione dell’amore coniugato come nelle comuni intenzioni ove per lo più corrisponde a possesso e a custodia al fine di evitare a ciascuno di noi di esporsi oltre il limite che diventa libertà. Intendere Dio come Amore diventa così permettere che egli avvenga nelle realtà in cui si manifesta.Pertanto l’Amore non protegge ma espone affinchè accada la vita che l’esistenza protegge ma non apre.

“ La vita è l’antitesi dell’esistenza. Dio si espone nella vita, il diavolo si pone a custodia della esistenza. Pertanto la affinità tra donna e diavolo, in quanto la donna genera l’esistenza. L’angelo che non è libero come gli uomini, che ha fatto una scelta una volta e per sempre è come il diavolo “custode” in vista della rottura dell’esistenza, là dove deve accadere la vita.” Altra, nuova.

Cito ancora dal libro: “ L’uomo guarda alla morte come al dissolvimento del limite, a partire da quel limite che avvertiamo ogni volta che diciamo Io.

“ Per questo avvertiamo una certa parentela tra l’amore e la morte,  In ogni gesto sessuale profondo c’è uno spasmo di morte come perdita dell’Io, come cedimento del limite”… Io direi anche come perdita del confine, del limite tra l’Io  l’altro…

…”In questo senso la profondità sessuale è vicenda divina. Il diavolo non conosce il sesso come dissolvimento, ma il sesso come potenza, come dominio, come riaffermazione dell’Io e del suo insopprimibie limite…”

Ho voluto riportare alcuni stralci dal libro perché potesse a tutti essere presente il nocciolo su cui me dilungherò un pochino….Anzi non troppo, perché mi pare evidente e chiaro che l’analisi posta nei primi due capitoli del libro metta in chiaro la vicenda umana nel suo apparire ai nostri giorni, in tema di innamoramento e di Amore. Ricerca del proprio Io e identità, perduta nella spersonalizzazione operata dal vivere odierno,  come tale ricerca sia la negazione dell’Amore che viceversa è  dissolvimento dell’Io e dell’identità, come dissolvimento del limite e operazione di liberazione dell’espressione del divino.

Al resto del libro rimando per la complessità degli aspetti che tocca, nell’analisi della sessualità, della vicenda amore come parabola, rappresentazione e tempi di dissoluzione, gelosia e tradimento. Mi premeva assolutamente condividere l’idea profonda che lo scrittore fa dell’Amore come dissolvimento dell’Io e non come affermazione o ricerca del’Io, tanto caro al nostro vivere odierno. All’egoismo che mettiamo nella parola Amore che declina passione, possesso, assenza di divino. In definitiva a quanto sia poca la nostra capacità d’amare.

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27 Maggio 2010 11 commenti
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Relax

25 Maggio 2010 8 commenti
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La mia giacca

22 Maggio 2010 Commenti chiusi

Una giacca a fiori come mazzolini di primavera, su tessuto di velluto, sembra che non si debba mettere più e invece nuovamente pioggia incalza. L’ho indossata per un giorno intero ieri, sopportandola come non mai. Si perchè invece che pioggia delle previsioni, incalza il sole. E sole più bello credo mai sia giunto per un tuffo in assolate spiagge.
Si, finalmente! Un pò di mare e basta.

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il profumo del grano

9 Maggio 2010 4 commenti

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Ci sono persone che quando le conosci ti lasciano un profumo.

Come di un campo appena falciato, come un ruscello che scorre senza sosta. Come un secchio che cade dentro il pozzo e sale poi la carrucola cantando, scrosciando acqua e freschezza.

Ci sono persone che quando le conosci ti tagliano in due lo stomaco, perchè ti prendono come un taglio, una ferita, una offesa. Ti hanno invischiato in qualcosa di losco e illecito. La loro cattiveria ed egoismo. E non lo hai capito, non lo hai ancora capito. Poi arriva sempre un attimo di chiarezza e di coscienza. In quel momento hai ripreso te stessa in mano.

Il mio angelo ha un vestito a fiori, bella scollatura e fiori pendono alle orecchie, ride, ha riso tanto di fronte al campo appena falciato, al ruscello che canta, alla carrucola che fa ridere anche le stelle, mentre sale dal secchio un’ acqua fresca e cristallina.

Conosce il colore del grano e conosce i legami che nascono solo sorridendo insieme. Ha camminato a lungo, ha riposato, ha  impolverato tacchi e scarpe, infangato jeans e felpe, ha visto piogge e intemperie, tirare vento bruciare il sole.  angeliAdesso riposa e ride.

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Arance viole

7 Maggio 2010 4 commenti

arance viole
Questo dipinto è nato nel 1997.
Lontano direi, ma lo tengo stretto. E’ un quadro che nasce da una richiesta fattomi: volevano un mio quadro. Volevano e chi chiedeva lo faceva con pretesa e con arroganza.

Volevano un quadro che era già finito, ma non era per loro. L’insistenza mi lusingò, non certo mi ben dispose la loro arroganza, ma tuttavia avevano sempre colpito la mia vanità.

E la vanità è un affar serio. Mi basta poco per farmi capitolare. Un pò di complimenti, o un pò…in questo caso non erano parole ma possesso.

Cedetti con una frase: ce ne farò uno.

Nell’esecuzione misi però un dispetto nascosto e non visibile,  un dispetto solo visibile a me e dunque un non dispetto. Ma vederlo nell’osservarlo, mi risarciva per l’arroganza subita e per la richiesta carica di pretese.

Non è un difetto del quadro.

Ogni mio quadro ha un difetto, che ai miei occhi è un pregio.

E’ altro…

Il quadro lo regalai. Ma non rividi più. Nè sulle pareti di questa casa, nè nei loro discorsi. Finì inghiottito dalla dimenticanza e dalla indifferenza.

Mi dolsi molto, oltissimo.

Era un’onta.

Ma andai avanti tuttavia, pur pensando alla mia creatura finita chissà dove.

Ebbi la possibilità di riaverlo con una scusa…

Avevo una mostra e volevo esporlo. Me lo riportarono ricoperto da un velo di polvere, mai incorniciato. Dimenticato, come un capriccio di cui ormai si è stanchi

E’ qui con me per sempre, spero. Mai più restituito.

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