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Archivio Marzo 2010

Un frammento del Partenone

22 Marzo 2010 7 commenti

IMG0090Leggo oggi sulle notizie del giorno del ritorno al museo Antonio Salinas di Palermo di un frammento del Partenone, fregio di Fidia, appartenuto prima ad un nobile inglese e poi donato dalla vedova all’Università di Palermo. Rifletto.
Ho visto il Partenone, ne conservo un ricordo aulico. Non esiste quasi niente delle statue e dei fregi che adornavano le metope interne e i timpani. Le riproduzioni che vedi al museo del Partenone ad Atene ti danno solo un’idea della bellezza che ha albergato lì. Una bellezza senza fine.
La pietra bianca, e la locazione alta sul mare dell’acropoli ti riportano indietro fino a quel lontano 500 a. C. Pericle e che di quel luogo ne fa lo splendore della città. Luogo sacro dedicato agli Dei e in cui era vietato abitare agli uomini. La pietra bianca del Partenone proiettata contro l’azzurro del cielo e depredata, sventrata dal bombardamento che nel ’600 operano gli italiani contro i Turchi allora signori di Atene, le Cariatidi e il tempietto a Diana, ti fanno male, ma ti lasciano ugualmente ricco di una strana sensazione: tutto è stato lì. Un mito, la spiritualità, la bellezza e la saggezza. Scienza e pensiero, mente e spirito.
Ognuno ha voluto portare via questo nel frammento che la pietra rappresentava, con quei tagli sottili operati dalla mano sapiente di un artista senza fine.
Gli inglesi, gli americani, ora scopro anche il museo Antonio Salinas di Palermo, ogni posto del mondo ospita un frammento di quella bellezza, depredata e sottratta ad un popolo che merita riaverlo.
Il ratto alla bellezza è quello che rimane.

Nell’animo dell’uomo alberga il predatore che saccheggia, irrompe per possedere la bellezza,  come se così potesse divenirne feròs, portatore o meno che mai genitore.

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il grido acuto della mia anima

12 Marzo 2010 12 commenti

In questa notte fredda e stellata, in cui non riesco a dormire, alle 5 del mattino ho mangiato Nutella. Io non mangio mai nutella e per giunta non alle 5 del mattino, ma fa bene al cuore.
Il cuore è sospeso, in una nuvola.
Avvolto di strane incertezze, provato, inquieto e in pace. In pace quando si aprirà quest’alba che tarda a venire, quello squillo puntuale, poche brevi parole, cariche d’amore.
Paura e inquietudine che quelle brevi parole non giungano, e altri pensieri intanto, che allargano il cuore, lo cullano lontano verso altre albe plumbee, fredde, innevate, sospese. Lontane.
Grida acute di falchi e primule che tardano a venire in questa primavera ancora innevata, sferzata da vento e pioggia. Lontana.
So che leggerai queste righe e capirai.
Il puntuale grido acuto in questa notte fredda e stellata, della mia anima che ti cerca.

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Prima che…

2 Marzo 2010 6 commenti

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Questo dipinto non è facile da spiegare, intanto perchè manca metà del quadro. Non riesco a fotografarlo per intero. Secondo è più un fatto del cuore che una riproduzione fedele di quanto il mio occhio voleva fermare.
Volevo fermare un momento intanto, un momento del cuore.
Un tetto che non so quanto ancora potrò osservare dal balcone del mio studio.
Mi accompagna da chissà quanto, forse da bambina, anche se non vivo più lì, ma vi ritorno sempre.
Infatti incerto è capire se sia un tetto o un lastricato, ma è un tetto. E nella fretta di riprodurlo prima che non lo possa rivedere più, ho tracciato in frettta le linee e i colori.
Il muro di pietra a sn è un muro lasciato incompleto, con a vista tutte le pietre e le ciaramine che ne compongono l’impasto murario. E’ una soffitta, forse, come sulla destra le finestrelle e un comignolo mal delineato, ho distrutto la prospettiva, me ne rendo conto.
Quella finestrella appollaiata sul tetto è quanto di tenero io possa ricordare pensando alla vecchina che vi abitava e da cui la scorgevo talvolta. Lì sul piccolo terrazzino sulla dx riordinava i piatti e la cucina, ancora rimane appeso un ultimo piatto mai rimosso dal colapiatti che sovrasta il lavabo di pietra lì all’aperto.
Non c’è più niente di lei, solo il suo ricordo, quel piatto lasciato lì, io che non riesco a renderlo visibile in questa foto, e non ricordo se anche nel quadro.
Le colombe e la vegetazione nelle diverse primavere ritornano ad inondare sempre più il tetto. Io ritorno a riguardarlo ogni volta che posso ed è ancora lì. Spero ancora per molto.
Mi ricorda il sapore delle cose antiche che non ci sono più… destinate sicuramente a sparire.

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