scarpina di vetro e altre fiabe

20 Settembre 2013 1 commento

La bimba possiede tre collezioni di fiabe.

Sempre le stesse, in multiple edizioni.  Altre illustrazioni: dorate, rosate, fiorite.

Lei legge di notte, quando tutti dormono. Può aprire l’imposta e la luce del lampione piovere sul cuscino e l’angolo interno del lettino, proprio lì dove poggia la testa.

Fuori l’asfalto riluce di piaggia e accoglie in una pozzanghera dorata quella fine pioggia di luce che ilil lampione illumina.

La bimba sfoglia le pagine delle fiabe e non esiste più il mondo, eclissatosi insieme a tutte le angustie del giorno.

Non sono piccoli dispiaceri, i suoi.

La sua aria è diafana, portata via da una spossatezza che le assorbe le membra fin dal mattino.

Cerca di tenersi in piedi, ma sono sufficenti piccoli piegamenti delle ginocchia per provocarle capogiri che la disorientano. Non parla.

Sta in silenzio per tanto tempo guardando fisso il muro bianco davanti a sè, abbandonata a sè stessa.Ma quando sorride la illumina una tenerezza senza fine. Lei possiede la bellezza delle fiabe e ne nasconde il segreto leggendo nel buio  fino a quando gli occhi non divengono stanchi.   Ripone così  gli album di fiabe, nascondendoli bene bene: nessuno deve scoprire che legge di notte.

Stasera ha perso la scarpina  e l’abito del ballo non è servito a niente. Il principe è sparito di nuovo.

- Io non volevo perdere la scarpina- sussurra- Perchè perderla?

Ha gli occhi pieni di lacrime.

Sul tetto di una casa il fuoco divora ogni cosa, anche le due donne addormentate. Il bagliore riverbera e lei corre alle imposte. Le fiamme sono alte e provocano un crepitio come crine stropicciato,  sente l’orologio della Torre scandire 5 tocchi, c’è rumore, un trambusto lontano e quasi urla concitate.

Sente  il fumo diventare bagnato.

E’ quasi l’alba.

La scarpina ormai persa, come il principe, la riportano verso un sonno profondo, senza sogni, vinta dalla stanchezza e dalla rassegnazione.

Ormai è giorno, qualcuno rovista tra le ceneri ancora fumanti, cani abbaiono annusando il fumo domato e tra le macerie qualcosa riluce come un coccio o un piccolo diamante. La scarpina tra le mani rozze e annerite riluce e trafigge gli occhi.

 ARIAL

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Per tutti coloro che passano di qua e lasciano commenti

15 Settembre 2013 Commenti chiusi

Questo blog non è definitivamente chiuso. Da oggi riprendo a scrivere qui, pubblicando delle cose che mi piace condividere con i blogger in rete. Spero non vi dispiaccia.

In ogni caso spero vogliate lasciare commenti carini e non disturbanti. GRAZIE A TUTTI!

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Ed io vorrei correre nel vento…

7 Dicembre 2011 3 commenti

Nel momento in cui sono a peregrinare con gli occhi sulle immagini che mi passano via via mi accorgo delle pietre a contenere muri, a prati verdi di erbetta nuova, a tronchi scuri di cortecce in un ordine non usuale. Niente è in disordine.

Mi ritrovo a zonzo. Mi ritrovo forzatamente peregrina in queste terre umide e lavate da piogge, dai cieli quasi sempre grigi, dall’aria frizzante e fredda. Camminare ogni mattina sfidando le temperature è salutare più di un caldo abbraccio del pail, di ozio al tepore delle stanze. Si tratta di natura attraente, non sicuramente incontaminata e invece di svolgerla dall’alto del pullman che mi porta via vorrei toccare con le suole il terreno, il tappeto di foglie gialle mosse e portate in turbinio dal vento.

Vorrei avere capacità di sentire sul viso la pioggia e il vento, un abbigliamento diverso che rende liberi i movimenti e abbraccia il vento, correre nella natura maestosa e delavata su un poderoso quadrupede che sfida con la criniera i rami più bassi e ritrovarsi a sentire il profumo del vento nelle narici, il nitrito e lo sbruffo nelle orecchie e correre, correre liberata nel contatto vero con la natura.

Invece ci ostiniamo a vestirci per strade non polverose, dove la pioggia batte senza fermarsi,  ingrossa fiumi e devasta case.  Ci ostiniamo a correre nel vento dei nostri impegni quotidiani scanditi da pause di lavoro, cinguettii di corridoio e veleni di città.

Vorrei andare a cavallo e sfoderare l’ingenuità della vita vera e dura. Ma forse anche così perirei.

 

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un anno dopo …ciao papà

2 Ottobre 2011 4 commenti
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Blowin’in the Wind

27 Settembre 2011 1 commento
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Donna con te

14 Settembre 2011 Commenti chiusi
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fiori

4 Luglio 2011 3 commenti
aiuola

aiuola

prima di tutto un fiore

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Luce e diamante

4 Luglio 2011 Commenti chiusi
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Denari

11 Aprile 2011 5 commenti

Denari. Denari, Denari. Quando il denaro diventa importante è come un diavolo che si materializza.

Dal cumulo di denari scintillante sotto la luce che la lampada versava sul terreno dissestato della caverna si alzò leggerissima una nube azzurrina. Appena azzurrina, a volte diventava rosa e anche violetta.

Il genio del denaro si materializzò e acquisì una voce meno spaventevole da come i bambini attoniti si aspettavano.

-Ciao- esordì.

Ammutoliti come pesci nell’acquaio i volti erano pietrificati dalla sorpresa e dalla paura. Paralizzati.

La nube azzurrina, ora rosa, ora violetta prese a volteggiare come in una danza. Leggera sorvolava le loro teste, puntando loro addosso occhi appuntiti e indagatori. Occhi piccoli, sranamente azzurrissimi.

I bimbi arretrarono all’unisono, dilatando il cerchio attorno al cumulo scintillante.

Finchè la nube si fermò in cima al gruzzolo, continuando ad osservarli con sguardo interrogativo.

Non sembrava indispettito e neanche pronto a difendere a morsi il denaro scintillante.

Dagli occhi dei ragazzi che fino a quel punto erano stati mobili e vivaci, avventurosi, sicuri delle aspettative, si alzò un interrogativo gigantesco, che aleggiò sulle loro teste e lungo la volta rocciosa dell’antro buio, finchè Aldo si staccò dal gruppo ed esordì:

-Insomma-disse.- Tu chi sei?-

D’un tratto spavaldo si fece avanti uscendo dal’ombra. La vista del denaro e del suo strano custode lo avevano improvvisamente indotto ad elaborare una reazione efficace a difendere il gruzzolo e a desautorare il custode.

Ma…

continuate suggerendo il finale…

Ad ognuno il proprio

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Perchè il Natale è sempre vestito di rosso

21 Dicembre 2010 11 commenti

IMG_0540Mi chiedo perchè. Perchè il Natale è sempre vestito di rosso? Si le tovaglie per la tavola, gli strofinacci e le presine. I fiocchi per l’albero, le palline, le stelle di Natale, le mutande, perfino la biancheria intima. Se vai a letto ti ritrovi le babucce, le camicie da notte, il pail e perfino il fiocco per i capelli: tutto rosso. Porta bene? Forse. E’ il vestito di Babbo Natale oppure è il pungitopo che sboccia bacche rossissime. O l’agrifoglio. Le bacche di corbezzolo, le mele Melinda e…

Non so perchè il Natale si veste di rosso. So che mentre mi chiedevo cosa indossare stamattina ho preso un giacchetto corto di pelle chiara, perchè qui è ricominciato il caldo.

Si quello che con il Natale non ha niente da spartire, che non inneva le strade di fiocchi bianchi, nè le cime degli alberi.

Il giacchetto lo metto tra i miei preferiti, e lo indosso con molta gioia. Cammino per le strade con una certa leggerezza. Ho fatto una piega bella, un vero spolverio di capelli che vanno al vento. Ma un angolo appuntito di non so che sporge lungo il percorso che sto facendo mi arpiona il braccio e fa uno strappo. E’ piccolo ma è uno strappo su una bella giacca. Non facilmente riparabile. Non si ricuce bene uno strappo, qualunque esso sia.

E poi proprio adesso! Uno strappo è come una multa che ti arriva e non vuoi pagare, come una bolletta imprevista. Sono risorse che cedono, imprevisti che incombono. Sono imprevisti che erodono un patrimonio sempre più esiguo. Erodono una coperta sempre più corta. Le ceste si riempiono di regali intanto. Fiocchi rossi dappertutto. Siamo più poveri ma continuiamo a fare festa ugualmente. Magari con uno spirito diverso.

Adesso vado a dipingere di rosso un cestino, un piccolo aereo di compensato, un portafoto. Non so perchè. I regali li ho già comprati ma è come se sentissi il bisogno di fare qualcosa di manuale. Sento di voler produrre con le mani risorse che altrove cedono. Ho cucito un cuore imbottito  a quadri rossi e vestito tre streghette di maglia rossa. Non so perchè.

Ma la gioia di fare con le mani mi ricorda mio padre. Alle sue mani che ho stretto con tanto amore e a lungo. Belle mani che hanno stretto le mie. Alle sue mani che avevano perso la grossolanità di chi le prova con il lavoro. Si erano affinate ultimamente, erano piene di efelidi ma larghe e capaci. Le sue mani che spezzavano in piccoli pezzi il pane prima di consumarlo. Che versavano un bicchiere del suo vino: era il frutto della sua fatica. Che si toglievano dalle dita il suo anello per metterlo nelle mie mani. Che ancora non capivano. Le sue mani che non spezzeranno più il pane, nè verseranno il vino sulla tavola del mio nostro Natale. Il primo senza di lui.

Accenderò una candela rossa. Una candela d’oro e una candela d’argento.

Quella rossa è per lui. Quella d’oro come i capelli di mia madre. Quella d’argento …per i tuoi.

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